Ippocastano

Ippocastano

Nome scientifico
Aesculus hippocastanum L.

Famiglia
Sapindaceae

Ordine
Sapindales

Classe
Magnoliopsida

Nome / nomi comuni
Ippocastano, Castagno d'India (Horse Chestnut)

Nota descrittiva
Grande albero deciduo originario della Penisola Balcanica e dell'area limitrofa, l'ippocastano è stato introdotto nell'Europa centrale alla fine del XVI secolo e successivamente largamente coltivato come pianta ornamentale. Grazie alla chioma ampia e densa e alla vistosa fioritura primaverile è divenuto uno degli alberi più caratteristici di viali, parchi e giardini storici europei. È una specie mesofila, adatta soprattutto a condizioni climatiche temperate e a suoli profondi con buona disponibilità idrica; tollera l'ambiente urbano, ma può risentire della compattazione del terreno e soprattutto delle elevate temperature associate a prolungati periodi di siccità. Negli ultimi decenni gli ippocastani delle città europee sono inoltre frequentemente colpiti dalla minatrice fogliare Cameraria ohridella, le cui larve scavano caratteristiche mine nelle foglie provocandone l'imbrunimento e favorendo una precoce senescenza della chioma.

Descrizione morfologica
Albero deciduo alto generalmente 15-25(-30) m, eccezionalmente anche di più, con tronco robusto e chioma ampia, densa, da ovoidale a globosa. Corteccia inizialmente liscia, grigio-brunastra, negli individui adulti più scura e desquamantesi in placche irregolari. Rami robusti; rametti giovani bruni o grigiastri, con evidenti cicatrici fogliari. Gemme opposte, molto grandi, ovato-coniche, ricoperte da perule bruno-rossastre fortemente vischiose.

Foglie opposte, lungamente picciolate, palmato-composte, larghe generalmente 20-30 cm o più, costituite da 5-7 foglioline obovato-lanceolate, sessili o quasi sessili, progressivamente più grandi verso il centro della foglia, con apice acuminato e margine doppiamente seghettato; pagina superiore verde scuro, quella inferiore più chiara, con nervature prominenti.

Infiorescenze terminali, erette, piramidali, lunghe fino a 20-30 cm, costituite da numerosi fiori ermafroditi. Fiori zigomorfi, generalmente bianchi, con macchie alla base dei petali che possono variare dal giallo al rosa o al rosso. Calice campanulato, a 5 lobi; corolla generalmente con 4-5 petali disuguali; stami generalmente 7, lungamente sporgenti dalla corolla; ovario supero formato da 3 carpelli saldati.

Il frutto è una capsula loculicida subglobosa od ovoidale, verde, coriacea, di circa 3-6 cm di diametro, provvista di aculei radi, corti e relativamente fragili, che a maturità si apre generalmente in tre valve. Contiene normalmente 1-3 grossi semi globosi, lucidi, di colore bruno-rossastro, caratterizzati da un'ampia cicatrice biancastra: le cosiddette "castagne matte". I semi contengono saponine e altri composti e non sono commestibili; possono essere accidentalmente confusi con le castagne vere (Castanea sativa). Impollinazione: entomogama. Disseminazione: prevalentemente barocora.

Nota ecologica
Nel suo areale originario Aesculus hippocastanum è una specie mesofila legata soprattutto a boschi freschi e umidi delle montagne della Penisola Balcanica. In Italia è largamente coltivato come ornamentale in parchi, giardini e alberature stradali, soprattutto nelle regioni centro-settentrionali, e può comparire localmente allo stato subspontaneo. Predilige suoli profondi, fertili e con buona disponibilità idrica. Tollera bene il freddo invernale, mentre condizioni prolungate di caldo e siccità possono provocare stress idrico, disseccamento dei margini fogliari e senescenza anticipata delle foglie. Le alberature sono frequentemente attaccate dalla minatrice dell'ippocastano (Cameraria ohridella), piccolo lepidottero le cui larve si sviluppano all'interno delle foglie. Forma biologica: fanerofita scaposa. Periodo di fioritura: aprile-maggio.

Contestualizzazione nella problematica ambientale della campagna
L'ippocastano costituisce un interessante esempio dei problemi che il cambiamento climatico pone alla gestione del verde urbano. Per secoli è stato piantato nei viali e nei parchi europei per la sua grande chioma, capace di produrre ombra e contribuire al raffrescamento degli spazi urbani. È però una specie mesofila, legata a una buona disponibilità idrica, e non è particolarmente adatta a sopportare lunghi periodi di caldo e siccità. L'aumento delle temperature estive, le precipitazioni più irregolari e l'effetto "isola di calore" possono quindi sottoporre gli ippocastani urbani a condizioni di crescente stress.

A questo si aggiunge l'azione della minatrice dell'ippocastano (Cameraria ohridella), un piccolo lepidottero originario dei Balcani che, a partire dagli anni Ottanta del Novecento, si è rapidamente diffuso in gran parte d'Europa. Le larve scavano mine all'interno delle foglie, producendo le caratteristiche aree brunastre che, in caso di infestazioni intense, possono interessare gran parte della chioma. Gli effetti dell'insetto e quelli del clima possono interagire: recenti studi di lungo periodo indicano che le condizioni calde e siccitose possono favorire una maggiore defogliazione e che gli effetti dell'attacco sulla crescita dell'albero diventano più evidenti negli anni di siccità. L'infestazione, tuttavia, non comporta necessariamente un progressivo declino a lungo termine degli alberi.

L'ippocastano mostra quindi una delle sfide poste dal cambiamento climatico alla progettazione del verde urbano: le specie che hanno caratterizzato per secoli i viali delle città europee non sono necessariamente quelle meglio adattate alle condizioni climatiche future. Questo non significa che l'ippocastano debba scomparire dalle città, ma che la sua utilizzazione dovrebbe tenere conto delle condizioni microclimatiche locali, dello spazio disponibile per l'apparato radicale e della disponibilità idrica. La diversificazione delle specie utilizzate nelle alberature costituisce inoltre uno degli strumenti più importanti per aumentare la resilienza del verde urbano nei confronti del cambiamento climatico, dei parassiti e delle malattie emergenti.

L'ippocastano ha anche una storia singolare. Originario di un'area relativamente ristretta dell'Europa sud-orientale, fu introdotto nel 1576 da Charles de l'Écluse (Clusius) nei giardini imperiali di Vienna e da qui si diffuse progressivamente in Europa. Il nome generico Aesculus era già utilizzato dagli antichi Romani, sebbene riferito a un'altra specie arborea; l'epiteto hippocastanum deriva dal greco hippos, "cavallo", e kastanon, "castagna", da cui anche il nome inglese "horse chestnut".

Specie simili
Aesculus × carnea Zeyh.

Caratteristiche distintive
Foglie opposte, palmato-composte, generalmente con 5 foglioline, più piccole e spesso più scure di quelle di A. hippocastanum. Fiori da rosa a rosso intenso. Frutti con superficie da quasi liscia a debolmente spinosa. È un ibrido ornamentale derivato da A. hippocastanum × A. pavia.

Specie simili
Aesculus pavia L.

Caratteristiche distintive
Albero di dimensioni inferiori o grande arbusto. Foglie opposte, palmato-composte, generalmente con 5 foglioline più strette. Fiori rossi o rosso-aranciati. Frutti globosi a superficie liscia, privi degli aculei caratteristici dell'ippocastano.

Specie simili
Castanea sativa Mill.

Caratteristiche distintive
Foglie semplici, alterne, lanceolate, con margine fortemente dentato, mai palmato-composte. Frutti racchiusi in una cupola ("riccio") densamente ricoperta da lunghi aculei ramificati. Semi ("castagne") commestibili, generalmente 1-3 per riccio. L'ippocastano presenta invece foglie opposte e palmato-composte e una capsula verde con aculei radi e corti; le sue "castagne matte" non sono commestibili.

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LIFE13 ENV/IT/842

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